Vedete, io conoscevo questa ragazza. La conoscevo dai tempi delle medie, sono sempre stato attratto dal suo fascino. Lei era alta, snella, capelli scuri, lisci, lunghi fino a metà spalla. Pelle leggermente scura, come se fosse sempre abbronzata leggermente. Occhi neri e profondi.
Siamo sempre stati buoni amici, abitavamo vicini. Quanti pomeriggi abbiamo passato insieme a giocare da piccoli. Non ho mai avuto il coraggio di dirle che mi piaceva davvero, lei sembrava non accorgersene. Abbiamo speso insieme praticamente tutti i tre anni delle scuole medie, e anche buona parte delle superiori.
Lei in quel periodo aveva un ragazzo, uno di quelli che alla fine danno la convinzione alle donne che tutti gli uomini sono dei bastardi. Più volte le ha spezzato il cuore, l’ha tradita, l’ha ignorata. Usata come uno straccio. E io sempre lì a consolarla, quante notti passate al telefono ascoltandola in lacrime, quanti pomeriggi a discutere dei sentimenti suoi e della bastardaggine di lui.
Ma, sempre puntualmente, lei tornava da lui. Lei era fedele ed affezionata. Era una cosa che non potevo sopportare, vederla sempre andare e prendersi puntualmente tutte le delusioni.
Ma ero troppo impaurito, timido e bloccato per parlarle sul serio, farle aprire gli occhi, confessarmi. Il mio desiderio non si è mai spento in tutti quegli anni.
E alla fine arrivammo al termine delle superiori. Io dovevo scegliere il mio indirizzo di studi, lei aveva già scelto. E aveva scelto lo stesso ateneo dove lui aveva in progetto di laurearsi. Per stargli vicino, diceva.
Al termine dell’estate, poco prima che tutti noi ex compagni di classe delle superiori partissimo per l’università, tutti in posti diversi, decidemmo di dare una piccola festicciola d’addio. Lei si offrì di ospitare a casa sua questa piccola rimpatriata, dato che i suoi genitori erano in vacanza. La serata passò anche troppo in fretta, mi ero offerto di rimanere per ripulire il discreto casino che era rimasto.
Ma in effetti avevo un regalo per lei, una collanina d’argento che mi era costata i miei ultimi risparmi. Avevo deciso che mi sarei dichiarato, che le avrei parlato.
Dopo aver tentato (invano) di ridurre l’entropia del posto le porsi il pacchetto. Lei era sorpresa, lo aprì. I suoi occhi scintillavano alla vista del regalo.
“Me la allacceresti al collo?” mi chiese. Io ubbidii, logicamente. Appena finito lei si girò di scatto. Il suo volto perfetto era così vicino al mio, gli occhi neglio occhi, le mie mani erano rimaste sullesue spalle. “Io ho sempre saputo che tu mi volevi bene” mi disse. Il suo volto si stava avvicinando sempre più. Sempre più pericolosamente. Mi ritirai di scatto. “Non posso” dissi. Lei mi guardò per un momento, poi vidi che stavano sorgendo delle lacrime nei suoi occhi. “Perchè?” mi chiese. “Perchè… perchè…
…
..
.
..
…
Perchè giocando a basket con gli amici sono cresciuto
me la sono spassata, wow che fissa ogni minuto
le mie toste giornate filavano così
tra un megatiro a canestro e un film di Spike Lee
Poi la mia palla lanciata un po’ più in su
andò proprio sulla testa di quei vichinghi laggiù
il più duro si imballò, fece una trottola di me
e la mia mamma preoccupata disse “Vattene a Bel Air”
L’ho pregata scongiurata ma dalla zia vuole che vada
lei mi ha fatto le valige e ha detto “Va’ per la tua strada”
dopo avermi dato un bacio e un biglietto per partire
con lo stereo nelle orecchie ho detto “Qua meglio sgommare”
Prima classe, ma è uno sballo
spremute d’arancia in bicchieri di cristallo
se questa è la vita che fanno a Bel Air
poi tanto male non è
Ho chiamato un taxi giallo col mio fischio collaudato
come in formula 1 mi sentivo gasato
una vita tutta nuova sta esplodendo per me
avanti a tutta forza portami a Bel Air
Oh che sventola di casa, mi sento già straricco
la vita di prima mi puzza di vecchio
guardate adesso gente in pista chi c’è
il principe Willy lo svitato di Bel Air.
io ke pensavo fosse una cosa seria..